Lifelong Learning Programme

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Case Studies

TITLE OF THE CASE STUDIES:

La banda di Marco

SCENARIOS OF BULLYING EVENT::
  • Direct bullying
  • Indirect bullying
CAUSES OF BULLYING EVENT::
  • Non-especific
FACTUAL DESCRIPTION OF THE BULLYING EVENT:

Marco ha 15 anni, frequenta la prima classe di un istituto tecnico.
E’ assodato che la trasgressività sia una caratteristica universale dell’adolescenza, età in cui il rapporto con le regole educative e sociali, viene messo in discussione. Me è proprio per questo, che è difficile capire fino a che punto tale aggressività possa essere considerata espressione di un desiderio di crescita e di maggiore autonomia e, quando invece, è segnale di disagio individuale, familiare o sociale. I comportamento antisociale costituisce in genere, episodio transitorio, ma a volte può rappresentare la fase di un processo, il cui esito è la stabilizzazione della devianza.
Per Marco il passaggio dagli impulsi violenti, dallo stato di fantasia a quello di comportamenti agiti, avviene proprio durante i primi mesi di frequenza della classe prima. Dopo pochi giorni di scuola, Marco costituisce il suo gruppo, la sua banda, con ragazzi della stessa classe, che abitualmente si incontrano con lui nello stesso luogo di ritrovo. Il contesto familiare di Marco è culturalmente e socialmente disagiato: vive con la madre separata, impegnata part-time in un’azienda di servizi. Ha due fratelli di 18 e 19 anni, entrambi dediti a lavori occasionali e con alle spalle storie di spaccio.
Marco dimostra scarso interesse per le lezioni, fuori dalla scuola è passivo nei confronti di una proiezione della sua vita futura, dimostrando spesso orientamenti depressivi, di sfiducia, una personalità disturbata e sofferente, e una forte aggressività, anche nei confronti della madre. All’interno della sua banda, viene subito accettato come leader, per cui spesso organizza e guida all’azione, ma si trattiene dal realizzarla, mostrando con ciò, di non avere nulla da dimostrare al gruppo e di avere maggiore controllo dell’impulsività dei membri gregari. L’acting-out da parte del capo-branco crea un riconoscimento implicito nella gerarchia di potere, attua il riconoscimento del dominio sugli altri, attiva il dispiegamento del potere del leader ed il conseguente rito di assoggettamento-accettazione dei gregari. Si incrementa in tal modo, il senso di appartenenza al gruppo e l’aggressività agita, viene volutamente esagerata nella sua espressione, per far risaltare la richiesta di adattamento-accettazione rivolta a tutti i componenti.
I componenti del gruppo sono due studenti ripetenti, e tre ragazzi extracomunitari, in Italia da pochi anni. Marco è inseparabile dal gruppo, con cui attiva un patto emotivo fortemente vincolante.
All’interno del gruppo-classe fragile, con fasce di livello medio-basse, è Alessandro, il compagno che diviene vittima dei bulli. Alessandro è un ragazzo riservato, la sua è una famiglia della media borghesia: padre direttore di banca, madre impiegata presso una struttura sanitaria. In famiglia c’è una sorella di dieci anni, frequentante la quarta elementare. Alessandro ha frequentato le scuole medie presso un istituto privato, gestito dai religiosi. I professori del consiglio di classe lo definiscono un ragazzo educato, corretto responsabile e studioso.
Inizia con la festa di San Firmino la sequenza di aggressioni alla vittima prescelta. Alessandro viene atteso fuori dalla scuola, prima di salire sulla navetta che porta gli studenti alla stazione ferroviaria. Gli viene tolto il giubbino, sulla felpa, con pennarelli indelebili gli vengono fattte scritte di dileggio, e sul viso tante croci. Tutti guardano, tutti vedono: nessuno parla, nessuno accorre in difesa di Alessandro. Viene aperto lo zaino, gli vengono sottratti i libri che vengono poi incendiati. Molti sono gli spettatori: nessuno interviene. Per ben due mesi si sono ripetuti episodi di prevaricazione e aggressioni.

RESPONSE IMPLEMENTED:

Marco è in cerca di protagonismo: utilizza il suo gruppo di gregari ansiosi, insicuri, impulsivi, che sono affascinati dalla sua prepotenza. In classe, nel sociale, in famiglia, Marco dimostra scarsa tolleranza alla frustrazione ed implementa il suo atteggiamento positivo verso l’aggressività e la violenza, in quanto ritenuti strumenti validi per il raggiungimento del suo obiettivo di prevaricazione. Alessandro si mostra sempre più insicuro, ansioso, sensibile, chiuso in se stesso, incapace di reagire di fronte ai soprusi. Si legge nel comportamento di Marco un disimpegno morale netto, come meccanismo psicologico, attraverso cui vengono legittimati comportamenti scorretti, illegali; Marco si deresponsabilizza, tende a sminuire le conseguenze delle sue azioni, che trovano teatro di esecuzione, all’esterno della scuola, mentre nell’ambito scolastico, attraverso verbalità inopportune, cerca costantemente di offendere e dileggiare la sua vittima. Marco tende a giustificare il suo comportamento svalutando la sua vittima: “è uno che non sa vivere”. Il gruppo ha etichettato Marco “prepotente” e Alessandro “coniglio”. Il ruolo di carnefice di Marco si sclerotizza, il suo status di violenze e aggressività, viene riconosciuto come simbolo del leader. Marco difetta ampiamente di capacità empatiche, si dimostra insofferente alle sofferenze provocate volontariamente ad Alessandro.
Quando gli atteggiamenti di aggressività trovano spazio all’interno della scuola, e la vittima incomincia a confidarsi con uno dei docenti del Consiglio di Classe, inizia un consistente percorso di riabilitazione emotivo relazionale. Si prendono in esame i fattori personologici, il contesto familiare e sociale di vittima e carnefice. Si indagano gli stili educativi parentali, come contesto di apprendimento di regole e di valori. Nella famiglia di Marco, prima della separazione dei coniugi, era sovrana una educazione coercitiva, con violenza, sopraffazione, schemi di comportamento disadattivo introiettati dal ragazzo che si sentiva autorizzato ad utilizzare gli schemi di comportamento violento fuori e dentro la famiglia. Alessandro è stato inserito in un percorso psicologico di implementazione di autostima.

IMPACT OF THE BULLYING ACTION:

Quando gli atteggiamenti di aggressività trovano spazio all’interno della scuola, e la vittima incomincia a confidarsi con uno dei docenti del Consiglio di Classe, inizia un consistente percorso di riabilitazione emotivo relazionale. Si prendono in esame i fattori personologici, il contesto familiare e sociale di vittima e carnefice. Si indagano gli stili educativi parentali, come contesto di apprendimento di regole e di valori. Nella famiglia di Marco, prima della separazione dei coniugi, era sovrana una educazione coercitiva, con violenza, sopraffazione, schemi di comportamento disadattivo introiettati dal ragazzo che si sentiva autorizzato ad utilizzare gli schemi di comportamento violento fuori e dentro la famiglia. Alessandro è stato inserito in un percorso psicologico di implementazione di autostima.

POINT OF VIEW OF VICTIM:

Alessandro viene preso di mira perchè è un ragazzo timido, forse anche un po’ remissivo e molto educato. Viene da una famiglia dove esiste un rapporto di dialogo, di comprensione e di rispetto reciproco. La violenza risulta estranea al proprio vissuto e nel momento in cui è vittima di violenza si sente impotente, incapace di reagire e prova un sentimento di vergogna che non gli permette di confidarsi né con i genitori né con gli insegnanti.
Nel primo periodo Alessandro non trova il coraggio di chiedere aiuto, ma quando i comportamenti aggressivi avvengono anche all’interno della scuola, egli sentendosi maggiormente protetto e legittimato, riesce a parlare con uno dei suoi insegnanti.
Egli viene subito aiutato a superare questa condizione così umiliante dalla famiglia, dai docenti e dall’aiuto di un terapeuta che grazie ad un percorso individualizzato cerca di migliorare la sua autostima e di rafforzare la sfera emozionale e relazionale.

POINT OF VIEW OF BULLYING STUDENT(S):

Marco e i suoi amici bulli provengono da famiglie socialmente e culturalmente disagiate nelle quali la violenza è un normale modo di rapportarsi nella quotidianità. Spesso anche altri membri della famiglia, come ad esempio i fratelli di Marco hanno alle spalle un percorso difficile caratterizzato da spaccio e malavita. All’interno di queste famiglie di frequente esistono dinamiche inadeguate basate sull’uso della forza fisica nella gestione della disciplina, forti conflittualità tra i genitori, mancanza di coesione familiare e di una disciplina chiara e coerente, come pure di una scarsa supervisione da parte dei genitori sulla vita dei figli. Altri ragazzi della banda invece provengono da famiglie di emigrati che vivono in Italia da pochi anni e con molta probabilità si trovano in una situazione di difficile integrazione e di emarginazione sociale.
In tale contesto i ragazzi sviluppano nei confronti della società e della vita un senso di sfiducia sentendosi inadeguati ed emarginati, privi di ideali e sogni per il loro futuro e convinti che nella società si affermi solo il più forte.
La banda di Marco sceglie Alessandro come vittima perché egli rappresenta tutto ciò che essi non sono: è un ragazzo di buona famiglia, è educato, è studioso, rispetta le regole e caratterialmente è timido e riservato. Queste caratteristiche sono viste dai bulli come dei segni di debolezza. Infatti Alessandro è accusato dai suoi carnefici di non saper vivere in quanto incapace di usare la violenza e di trasgredire alle regole.
Questo meccanismo di violenza e umiliazione si accanisce quando il gruppo percepisce che le debolezza della vittima aumentano: Alessandro si mostra sempre più insicuro, ansioso, sensibile, chiuso in se stesso, incapace di reagire.

POINT OF VIEW OF OTHER STUDENTS:

Uno dei fattori fondamentali che possono sostenere comportamenti bullistici è rappresentato dall’importanza assunta dal gruppo dei coetanei. I fatti di bullismo che hanno interessato Alessandro sono avvenuti nella quasi totale indifferenza dei compagni che, nonostante abbiano assistito per lungo tempo ad atti di prevaricazione, non li hanno mai denunciati. In questo modo il gruppo dei coetanei ha implicitamente avallato tali comportamenti rafforzando l’aggressività della banda di Marco che ha percepito “l’indifferenza” come un segno di approvazione delle sue azioni.
Nel gruppo spesso accade che chi assume la difesa della vittima risulta ben accettato ed integrato, a differenza dei ragazzi che subiscono le prepotenze. Nella storia di Alessandro questa dinamica positiva non è avvenuta.
Più complessa appare la posizione della banda dei giovani bulli, che pur ottenendo una limitata accettazione tra i pari, risultano comunque “popolari”, in quanto socialmente visibili. Le norme informali concordate e condivise all’interno del gruppo dei pari, possono inoltre legittimare e sostenere le prevaricazioni e gli atteggiamenti prepotenti. Allo stesso modo l’atteggiamento acritico nei confronti del gruppo può favorire la giustificazione di atti di aggressione e di molestie, se dirette contro i membri più deboli e poco integrati del gruppo.
Possiamo affermare quindi che i compagni del gruppo classe abbiano partecipato alle aggressioni e ai soprusi sostenendo la banda di bulli come osservatori silenziosi e omertosi degli eventi.

POINT OF VIEW OF TEACHERS:

Il Consiglio di Classe, appena saputo da uno degli insegnanti degli episodi di bullismo nei confronti di Alessandro, si è immediatamente attivato. Esso ha cercato di studiare le dinamiche relazionali all’interno del gruppo classe per individuare eventuali risorse utili a valutare meglio la situazione. Inoltre ha cercato di rilevare le condizioni socio - economiche dei ragazzi per capire le motivazioni che hanno spinto ad atteggiamenti di aggressività e di passività.
Dalla lettura del caso non emerge in modo specifico quali strategie gli insegnanti abbiano messo in atto. Pertanto è auspicabile che essi abbiano attuato, all’interno della classe, interventi di conoscenza e di sensibilizzazione verso il problema del bullismo, attraverso:
- l’uso di strumenti e materiali curriculari (brani di lettura, film, attività motorie, musicali e artistiche) allo scopo di stimolare la riflessione sul fenomeno, sulla convivenza pacifica e sul rispetto delle diversità;
- percorsi di alfabetizzazione emotiva e di potenziamento delle abilità sociali, per rafforzare la sfera emotiva degli studenti e per educarli all’empatia;
- attività di gruppo per ridefinire e rinegoziare le regole dello stare insieme in classe e a scuola.
Per assicurare l’efficacia di tali interventi è necessario agire in stretta collaborazione con le famiglie per individuare obiettivi condivisi.

POINT OF VIEW OF SCHOOL DIRECTORS:

Dalla lettura del caso non emerge il ruolo svolto dal Dirigente Scolastico. Si ritiene pertanto che egli dovrebbe favorire una politica scolastica di antibullismo, progettando interventi in grado di agire sul clima generale della scuola e potenziando le norme e i valori del gruppo. Tale politica dovrebbe coinvolgere tutti gli attori della scuola, dal gruppo classe, agli insegnanti, al personale non docente. Parallelamente dovrebbero essere attivati percorsi di formazione in grado di offrire da un lato le conoscenze teoriche di base sulle caratteristiche del fenomeno, dall’altro gli strumenti metodologici e operativi per l’attivazione di percorsi educativi nelle classi.
Negli Istituti in cui è presente un elevato numero di stranieri, di alunni con disagio psico-sociale e un’alta percentuale di dispersione scolastica sarebbe opportuno che il Dirigente Scolastico favorisca il lavoro d’equipe, lezioni in compresenza incentivando inoltre la continuità didattica e la formazione sulla gestione del gruppo classe. In queste realtà più critiche infatti i fenomeni di bullismo trovano terreno fertile. Egli dovrebbe creare momenti istituzionali nei quali gli insegnanti abbiano la possibilità di condividere osservazioni, dubbi e strategie sulla conduzione della classe. I docenti sono spesso lasciati soli a gestire situazioni difficili, l’esistenza di forme di collaborazione stabili tra professionalità diverse, potrebbe fornire figure educative di riferimento non solo per gli insegnanti ma anche per i ragazzi e per i genitori.

POINT OF VIEW OF THE PARENTS OF THE PUPILS INVOLVED:

Poiché difficilmente i ragazzi parlano esplicitamente ( le vittime a causa della paura, del giudizio o della vergogna, i bulli per evitare rimproveri e punizioni e soprattutto perché non considerano il bullismo un problema) i genitori sono gli unici a poter captare i campanelli d’allarme lanciati dai propri figli. Molte famiglie che vivono ai margini della società però non hanno gli strumenti ne per valutare i comportamenti devianti ne per contrastarli risultando spesso inconsapevoli del comportamento sbagliato dei propri figli. Tutto ciò è rilevabile dall’analisi della famiglia di Marco.
La famiglia di Alessandro invece è consapevole di ciò che accade, infatti in accordo con la scuola, inizia un percorso terapeutico di riabilitazione. Una volta riconosciuto il problema i genitori hanno in primo luogo cercato di capirne le cause e in seguito di trovare gli strumenti più adatti per aiutare il figlio a fronteggiare tale situazione.
La famiglia del ragazzo ha provato a favorire il dialogo senza avere atteggiamenti colpevolizzanti e punitivi e a prestare attenzione ai vissuti emotivi del figlio. Ha inoltre incoraggiato il ragazzo a sviluppare le sue potenzialità e le sue abilità, stimolandolo a stabilire relazioni positive con i coetanei senza isolarsi rafforzando così la stima di sé.
I genitori dei ragazzi che perpetuano atti di bullismo dovrebbero impegnarsi a capire gli stati d’animo dei propri figli e a fargli capire il valore della compassione, il valore dell’autorità scolastica, il valore delle regole e soprattutto il valore del rispetto della vita altrui. E infine non dovrebbero assecondarli per il timore di non ammettere che esista un problema, ma trovare la forza di parlarne insieme e ascoltarli per capire i loro malesseri.

POINT OF VIEW OF THE COUNSELLOR IN THE SCHOOL:

Oltre all’impegno coordinato tra scuola e famiglia in molti casi è utile anche il supporto esterno di un terapeuta. Nel caso in esame l’intervento dello psicologo è stato molto incisivo attivando un intervento su più fronti per:
- sostenere i genitori nell’aiutare i proprio figlio in questo momento di crescita in quanto i ragazzi tendono ad utilizzare il padre e la madre come modello. Quindi il terapeuta tramite la fondamentale risorsa della famiglia fornisce schemi di comportamento adeguati per i ragazzi;
- lavorare sul riconoscimento delle proprie ed altrui emozioni in quanto gli studiosi hanno evidenziato che sia le vittime che i prevaricatori hanno una difficoltà nel riconoscere le emozioni;
- aiutare il ragazzo vittima di atti di bullismo ad elaborare i propri vissuti spronandolo a raccontare con chiarezza e senza timore le situazioni di cui è stato protagonista imparando a proteggersi da solo e riacquistando la fiducia in se stesso.

POINT OF VIEW OF POLICY MAKERS:

Non è stato valutato un intervento esterno.

CONCLUSIVE DEDUCTIONS:

Olweus affermava che “I ragazzi che opprimono e quelli che subiscono sono frutto di una società che accetta la sopraffazione”. Per questo il bullismo è da ritenersi frutto di un contesto culturale più ampio, in cui si persegue un modello di forza, di potere, di vitalità artificiale, di sopraffazione, di arroganza, di furbizia, di competizione.

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