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Database

TITLE OF DOCUMENT:

Bullismo e prepotenze : che fare? Un vademecum per le scuole

NAME OF AUTHOR(S):

Tavolo sul bullismo per la provincia di Milano ( a cura di )

NAME OF PUBLISHER:

Ufficio Scolastico Provinciale di Milano

LANGUAGE OF DOCUMENT:

Italian

LANGUAGE OF THE REVIEW:

Italian

KEYWORDS:

definizione – prevenzione – gruppo-classe – maleducazione - reato

DOCUMENT TYPOLOGY:

Report

TARGET GROUP OF PUBLICATION:

Teachers, Researchers, School Directors.

SIZE OF THE PUBLICATION:

Not relevant

DESCRIPTION OF CONTENTS:

Il testo sviluppa una serie di indicazioni pratiche, fornite per la Provincia di Milano, che definiscono un valido supporto operativo per gli operatori del settore educativo e scolastico.Innanzitutto si definisce il fenomeno del bullismo, dal punto di vista sociale e psico-sociale, evidenziando i tratti distintivi del bullo e della vittima. Nella prima parte si stabilisce la differenza, rispetto all’azione di prepotenza, tra scherzo e reato, con tutte le conseguenze del caso. Il reato è una condotta non generica, ma tipica, cioè descritta in modo dettagliato dal codice penale in tutti i suoi elementi oggettivi e soggettivi. Nascondere un giubbotto ad un compagno è uno scherzo; nascondere un giubbotto per poi venderlo è un furto.L’azione del bullo non viene considerata a se stante, ma come parte di un sistema al quale partecipano diversi soggetti. All’interno del gruppo-classe, ad esempio, oltre al bullo e alla vittima, vengono prese in considerazione diverse figure come gli aiutanti del bullo, i suoi sostenitori, gli spettatori passivi piuttosto che i difensori delle vittime. L’azione di prevenzione o di correzione deve essere calata in questo contesto e deve innanzitutto coinvolgere tutte le parti, che a diverso titolo, prendono parte alla manifestazione di bullismo. Nell’analisi effettuata viene considerato anche il fatto che il soggetto-bullo è, a volte, egli stesso vittima di ingiustizie sociali e di comportamenti prepotenti, già subiti. L’esito negativo nelle elaborazioni di esperiene affettive, in ambito familiare o sociale, con la conseguente incapacità di gestire il conflitto nelle relazione tra i pari, è visto come una causa strettamente collegata al fenomeno descritto.La seconda parte dell’articolo illustra come e dove debba essere calato l’intervento di prevenzione e di correzione soprattutto nel contesto scolastico, in quanto ambito privilegiato di manifestazione e di controllo del bullismo. L’analisi prende spunto da tutta la normativa vigente, indicando una serie di buone prassi da seguire, dalla segnalazione d’ufficio fino alla denuncia al Tribunale dei minori.Ma non sempre l’istituzione scolastica può e deve agire autonomamente, è necessario il coinvolgimento in primo luogo della famiglia e quindi dei servizi sociali di riferimento del proprio territorio.

REVIEWER’S COMMENTS ON THE DOCUMENT:

L’articolo si presenta come una facile guida di consultazione per gli addetti ai lavori. Considerato la manifestazione relativamente recente del fenomeno, gli operatori sociali della provincia di Milano hanno innanzitutto elencato una serie di descrittori che lo definiscono. Che cos’è il bullismo, come riconoscerlo, cosa non è il bullismo, sono i temi principali affrontati nella prima parte. E ancora: come riconoscere la vittima, non tanto per caratteristiche fisiche, ma piuttosto per il carattere ansioso-remissivo e la scarsa autostima.In modo particolare il tema proposto viene presentato mettendo in rilievo il gruppo o la classe nel quale avviene l’azione del bullo e in tale contesto scaturisce la proposta di prevenzione e di correzione.Affrontare il fenomeno dunque significa, non solo identificare vittime e prepotenti, ma intervenire sul gruppo dei pari. La classe è il luogo in cui si svolge l’irrinunciabile azione educativa a favore di tutti gli studenti, coinvolgendo i genitori e tutti i docenti. Si ribadisce la necessità di interventi mirati sul gruppo classe, gestiti in collaborazione con il corpo docente e d’intesa con la famiglia, attraverso percorsi di “peer education” o di mediazione volta alla gestione del conflitto, gruppo di discussione, rappresentazione e attività di role-play sull’argomento del bullismo. Laddove vi siano accertate situazioni di bullismo può essere utile anche intraprendere percorsi individualizzati di sostegno alle vittime, volti ad incrementare l’autostima e l’assertività, aumentando e potenziando le risorse di interazione sociale.Tutti gli episodi accertati devono essere sanzionati, privilegiando il ricorso a sanzioni disciplinari di tipo riparativo a favore della comunità scolastica, così come chiaramente espresso nelle direttive ministeriali e nello Statuto degli studenti e delle studentesse della scuola secondaria superiore, in vigore dal 2007.Nella parte conclusiva del documento si sottolinea come la scuola non può essere sola ad agire, ma occorre un coinvolgimento di tutti gli operatori del sociale che agiscono nel territorio di riferimento.La scuola deve avere una mappa dettagliata dei servizi del proprio territorio per facilitare, promuovere e supportare la richiesta delle famiglie. Infine il ruolo e i compiti dell’Autorità Giudiziaria, dalla Procura al Tribunale dei minori, sono definiti chiaramente, nel rispetto di ruoli e funzioni che concorrono alla soluzione del fenomeno.

WHERE TO FIND IT:

www.stopalbullismo.it

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