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Case Studies

TITLE OF THE CASE STUDIES:

Episodi di “nonnismo” sulle matricole

SCENARIOS OF BULLYING EVENT::
  • Direct bullying
  • Indirect bullying
CAUSES OF BULLYING EVENT::
  • Homophobic
FACTUAL DESCRIPTION OF THE BULLYING EVENT:

Per le autorità accademiche, rettore incluso, è una tradizione immutabile che va rispettata e onorata, perché è parte integrante della storia del collegio. E poco importa se per molti studenti si traduca in offese e umiliazioni. Come quelle che ha dovuto subire Mattia (il nome è di fantasia) che è stato doppiamente vessato: in quanto matricola e omosessuale. Con grande fatica, è riuscito a superare il primo anno nel collegio di merito, uno dei più prestigiosi a livello nazionale. E' l'anno più traumatico in assoluto. E' quello durante il quale i neo-ammessi subiscono le angherie degli studenti più grandi, organizzati in bande e protetti dall'impunità garantita loro nel nome della tradizione. Neanche qualche denuncia penale e i ritiri da parte di alcuni studenti più deboli sono riusciti a rendere più civile una goliardia che può assumere i connotati dello stalking legalizzato.
Mattia, 18 anni, accetta di raccontare la sua storia a patto che non si rivelino la sua identità e il nome del collegio, in una città di medie dimensioni, del Centro Italia. "Devo rimanere qui ancora altri anni, e non ce la farei a gestire le conseguenze che potrebbe avere un atto d'accusa del genere", confessa, "anche se tutti, rettore incluso, sono a conoscenza di queste pratiche". Quando era entrato in questo collegio - per lui indispensabile, visto che la famiglia non può pagargli un alloggio - immaginava solo vagamente a cosa sarebbe andato incontro. Aveva sentito parlare degli scherzi riservati a quelli del primo anno da parte dei "culisti", come sono chiamati i registi delle goliardate. Su internet, nei forum universitari, si trovano elencate le esperienze peggiori. Ma non avrebbe mai immaginato che, in alcuni casi, si sarebbe ampiamente superato il limite dello scherzo per sfociare nella violenza fisica.
Il regime goliardico si attiva a poche settimane dall'apertura del collegio, a settembre. "Durante i primi mesi è difficile che si riesca a dormire per una notte intera. Dai blitz in camera, ai raduni punitivi. Ogni sera, le matricole sono chiamate a rapporto nella cosiddetta 'stanza del culo', e dove devono subire senza opporre resistenza. E' questa la regola aurea della goliardia: mai ribellarsi, altrimenti si rischia l'isolamento". "Una volta ci hanno radunati in questa stanza, dall'una di notte alle 7 di mattina, chiudendoci dentro e spalancando le finestre. Era novembre e faceva freddo. Ogni mezz'ora qualcuno entrava e ci bagnava con gli estintori anti-incendio. Qualcuno, poi, si divertiva a far cadere sulle mani delle matricole cera bollente". In quell'occasione chiesero a Mattia se fosse gay. Lo chiesero nei modi di chi ritiene che un omosessuale vada doppiamente "punito", con sfottò e pubbliche umiliazioni. Lui negò, ma questo non gli risparmiò mesi di insulti.

RESPONSE IMPLEMENTED:

Col passare dei mesi, Mattia inizia a cercare dei punti di riferimento al di fuori di quella combriccola di bulli universitari. "C'è stato un momento in cui ho deciso di reagire, di non 'giocare' più e di interrompere del tutto i rapporti con quei collegiali, la maggioranza. Ho iniziato, banalmente, a cambiare l'orario di cena, per scendere quando il refettorio era quasi vuoto, anche per evitare ogni eventuale molestia. E' stato allora che ho conosciuto alcune persone che, ora, a distanza di un anno, sono diventate tra le mie amiche più care". L'isolamento autoindotto a fini della propria sopravvivenza, salva Mattia: "Mi ha permesso di trovare degli amici che mi hanno ospitato le notti fuori dal collegio, scampando così agli ultimi mesi di punizioni".

IMPACT OF THE BULLYING ACTION:

A distanza di qualche tempo Mattia ha trovato dentro di sè la forza di reagire, accettando la sua omosessualità e rifugiandosi nel gruppo dei pari all'esterno dell'istituto.
All'interno del college Mattia si è guadagnato a fatica il rispetto dei compagni, con lo studio e con la determinazione, riusciendo così ad essere considerato in quanto tra i migliori della classe in termini di profitto.

POINT OF VIEW OF VICTIM:

"Lascia correre, fa parte di questo istituto da decenni, devi sopportare, come hanno sopportato tutti", è la risposta più frequente che si riceve cercando conforto nel personale collegiale. Anche il rettore, a sua volta un ex studente, appoggia quelli che sono veri e propri fenomeni di nonnismo. E il fatto che Mattia sia gay offre ai suoi compagni la possibilità di avere un pretesto in più per infierire su di lui. La goliardia si intreccia al bullismo omofobo. "Il fatto di essere omosessuale ha ampliato le possibilità di colpirmi - si sfoga Mattia - ha dato loro l'opportunità di dirmi delle cose pesantissime legate alla mia sessualità, cose che ovviamente a un eterosessuale non avrebbero detto, perché a un etero oltre il fro... non si va, viene già visto come abbastanza insultante quello".

POINT OF VIEW OF BULLYING STUDENT(S):

I responsabili di bullismo non hanno mai considerato la gravità delle loro azioni, ma al contrario, hanno considerato il tutto motivo di vanto nei confronti degli studenti spettatori.

POINT OF VIEW OF OTHER STUDENTS:

Difendere una vittima di azioni omofobiche rischia di trasformarsi in un boomerang in cui l'offesa di omosessualità viene estesa su di tutti, con conseguenze gravi per chi ha bisogno di instaurare relazioni significative all'interno di un nuovo contesto scolastico.
Nel caso specifico di Mattia nessuno ha preso la sua difesa, per le motivazioni già descritte di compromettre la propria identità sociale rispetto alla sessualità.

POINT OF VIEW OF TEACHERS:

Non c'è stato un coinvolgimento del corpo insegnante.

POINT OF VIEW OF SCHOOL DIRECTORS:

Il rettore, pur sapendo, non ha mai preso posizione rispetto all'azione dei bulli.
Nella lotta al bullismo gli adulti possono e devono fare la differenza: il fenomeno infatti implica una presa di responsabilità di tutta la società. Riconoscere il bullismo è il primo passo necessario per promuovere una cultura del rispetto e del dialogo.

POINT OF VIEW OF THE PARENTS OF THE PUPILS INVOLVED:

La famiglia della vittima ha avuto un ruolo marginale nella vicenda in quanto non è stata mai informata dell'accaduto.

POINT OF VIEW OF THE COUNSELLOR IN THE SCHOOL:

Il counsellor non era presente nell'istituto.

POINT OF VIEW OF POLICY MAKERS:

Non sono intervenuti Public Authority

CONCLUSIVE DEDUCTIONS:

Il bullismo omofobico si discosta dalle comuni forme di bullismo per varie ragioni.
1) Le prepotenze chiamano sempre in causa una dimensione nucleare del Sé psicologico e sessuale.
2) La vittima può incontrare particolari difficoltà a chiedere aiuto agli adulti (teme di richiamare l'attenzione sulla propria sessualità, con i relativi vissuti di ansia e vergogna, e il timore di deludere le aspettative dei genitori). Tra l'altro, gli stessi insegnanti e genitori possono a volte avere pregiudizi omonegativi, da cui svariate conseguenze: reazioni di diniego che portano a sottostimare o negare gli eventi; preoccupazione per l'"anormalità" del bambino, con relativi propositi di "cura"; atteggiamento espulsivo che si aggiunge alle dinamiche persecutorie.
3) Il ragazzo vittima può incontrare particolari difficoltà a individuare figure di sostegno e protezione fra i suoi pari. Il numero dei potenziali "difensori della vittima" si abbassa nel bullismo omofobico: "difendere un finocchio" comporta il rischio di essere considerati omosessuali.

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