Lifelong Learning Programme

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Case Studies

TITLE OF THE CASE STUDIES:

quando il deficit cognitivo diventa causa di bullismo

SCENARIOS OF BULLYING EVENT::
  • Direct bullying
  • Indirect bullying
CAUSES OF BULLYING EVENT::
  • Non-especific
FACTUAL DESCRIPTION OF THE BULLYING EVENT:

Lorenzo è un ragazzo di sedici anni, affetto da malattia congenita con lieve ritardo cognitivo. Pertanto è seguito da un insegnante di sostegno che lo segue per 18 ore la settimana soprattutto per aiutarlo nella gestione degli spazi oltre che nello studio delle diverse discipline.Frequenta un’Istituto Tecnico Commerciale della provincia di Napoli. Si è appena iscritto al secondo anno. In un incontro avuto con lui, ci ha raccontato di come un gruppetto di ragazzi più grandi lo abbia infastidito, più volte e in diverse modalità, nel corso di quest’anno a partire dai primi di ottobre. Diverse volte gli sono stati sottratti soldi dal portafogli che tiene nello zaino. Il tutto ovviamente avviene sempre quando non c’è l’insegnante di sostegno, probabilmente quando Lorenzo va in bagno oppure durante l’intervallo perché impiega sempre più tempo degli altri a rientrare in aula, in quanto deve aspettare che sia un bidello ad accompagnarlo.

RESPONSE IMPLEMENTED:

L’insegnante di sostegno dopo aver osservato per alcune settimane la classe, ha poi deciso di intervenire. D’accordo con il Consiglio di Classe e con il Dirigente Scolastico, ha convocato un’assemblea di classe con o.d.g. “le dinamiche di gruppo”Ha fatto compilare un questionario anonimo sui rapporti con i compagni e gli insegnanti.
Dopo sono stati letti ed è stato fatto un brainstorming.
Uno dei compagni ha proposto di istituire una "cassetta delle prepotenze" dove lasciare dei biglietti con su scritto quello che succede.
In quanto responsabile del bullismo, la prof.ssa di sostegno ha deciso di coinvolgere la classe nella lettura e catalogazione dei biglietti.
L’intento è stato quello di verificare la vera partecipazione e il livello di sensibilizzazione che via via si è sviluppato all’interno della classe.

IMPACT OF THE BULLYING ACTION:

L’aspetto più rilevante è l’insensibilità che manifestano ragazzi e ragazze di fronte alla violenza. Ciò che ha inquietato i docenti dell’istituto è stata proprio l’insensibilità dei compagni che hanno assistito e partecipato in gruppo con indifferenza. Potremo pensare che il disadattato di turno è sempre esistito ma immaginare un gruppo che assiste, guarda, in alcuni casi ride, fa riflettere. E’ possibile che in nessuna di loro sia scattata una riflessione diversa? Possibile che siano sempre tutti d’accordo? Nessuna di loro ha una sensibilità diversa che fa dire: basta, stiamo esagerando?
In questo caso la preside ha dato importanza all’episodio. Non ha sottovalutato la violenza ed è intervenuta con la sospensione sanzionatoria.
La vicenda è accaduta in un quartiere di una di una delle più importanti provincie del meridione., senza apparenti situzioni sociali che aggravano il contesto relazionale del gruppo di ragazzi coinvolti. La famiglia della vittima e degli altri ragazzi è una famiglia media, con i genitori che lavorano nel settore dei pubblico impiego.
I ragazzi frequentano la stessa scuola e hanno diversi impegni extrascolastici a seconda degli interessi sportivi e culturali. L’ambiente di provenienza delle famiglie non evidenzia particolari situazioni di disagio.

POINT OF VIEW OF VICTIM:

L. ci ha raccontato di come a volte sia rimasto in silenzio e, altre volte, abbia invece tentato di reagire rispondendo a tono: cosa per lui molto difficile, essendoci sembrato un ragazzo timido ed introverso. Tra l’altro, la cosa che più ci ha colpito è il fatto che, secondo il suo racconto questi episodi per i ragazzi, rientrano nella normalità: «Queste cose sono normali. Del resto non ero l’unico ad essere stato preso di mira!». Tuttavia, Lorenzo è rimasto chiaramente scioccato da questo episodio. È, inoltre, deluso dal fatto che, nessun dei compagni si sia fatto avanti per cercare di aiutarlo. Del resto, ci ha detto, la maggior parte di loro ha sempre fatto finta di niente, e alcuni sembravano persino divertirsi. Quando, infatti, ha provato a denunciare l’accaduto alla classe gli è stato detto che si sbagliava, che era uno sfigato, che i soldi non li aveva e inventava di essere stato derubato.
Un giorno poi ha detto ad un suo compagno, tra balbuzie e sudorazioni diffuse, che lo aveva individuato come il colpevole. Tutto ciò ha scatenato le ire del ragazzo e di alcuni suoi alleati che lo hanno strattonato e spinto con la carrozzina.

POINT OF VIEW OF BULLYING STUDENT(S):

Il bullo in questione ha una forte necessità di autoaffermazione e di dominio, motivo per cui risulta spesso popolare tra i compagni. Il controllo emotivo è spesso labile, tendendo ad essere impulsivo ed irascibile. Per tali soggetti risulta difficile seguire un sistema di regole, mancando completamente di empatia, comportamenti pro sociali ed altruistici. Per questa ragione non riesce a comprendere il disagio provato dalle sue vittime, anzi ritiene che si meritino di essere punite. Il livello di autostima in questi soggetti risulta molto elevato, sono abili nelle attività sportive e di gioco e il loro rendimento scolastico, variabile durante la scuola elementare, tende a peggiorare negli anni successivi, portando spesso ad un’interruzione nel percorso di studi.

POINT OF VIEW OF OTHER STUDENTS:

I compagni di Lorenzo li possiamo considerare degli spettatori passivi e/o inconsapevoli perché sono quella parte di ragazzi, che r non essendo coinvolti direttamente nelle azioni bullistiche e di questi alcuni ne erano a conoscenza altri non ne erano a conoscenza. Loro potrebbero quindi assumere un ruolo importante nel favorire o frenare gli episodi a cui assistono. Purtroppo nella maggior parte dei casi la maggioranza rimane “silente” e gli episodi non vengono denunciati. Aiutando quindi la maggioranza “silenziosa” ad uscire dall’omertà si potranno anche far cessare gli atti di bullismo.
Alcuni compagni di classe in questo caso hanno poi dato un aiuto diretto alla vittima, aiutandola a sottrarsi alla situazione, includendola nel proprio gruppo di pari, e non appoggiando il bullo. La vittima in un primo momento molto deluda e sconfortata da tutta la situazione,si è poi sentita accolta e supportata dai pari, riconoscendo in loro un’opportunità per poter chiedere aiuto.

POINT OF VIEW OF TEACHERS:

I docenti della classe sono stati informati dell’accaduto dall’insegnante di sostegno. Hanno subito mostrato volontà di cooperazione anche se alcuni hanno altresì dichiarato di non saper proprio da dove iniziare.il consiglio di classe ha stabilito di osservare regolarmente i comportamenti a rischio sia della potenziale vittima sia dei potenziali bulli. Successivamente si sono stabilite strategie di intervento: da qui..questionari, brainstorming, role playing. Poi si sono stabilite attività volte al coinvolgimento di tutti gli alunni della classe e della scula attraverso l’attivazione della cassetta della prepotenza.

POINT OF VIEW OF SCHOOL DIRECTORS:

I fatti accaduti sono stati portati a conoscenza della dirigenza solo grazie all’intervento del padre di Lorenzo. Il genitore durante l’appuntamento ha avuto modo di essere ascoltato e ha fornito diversi particolari che sono stati utili per individuare alcuni responsabili.
Una volta a conoscenza dei fatti il dirigente ha accertato i fatti con i vari responsabili e di comune accordo con il consiglio di classe ha convocato i genitori del gruppo dei prepotenti.
La procedura disciplinare si è conclusa con la sospensione dei “bulli”.
L’episodio ha mostrato la chiara necessità di attivare dei percorsi di formazione per i docenti affinché riescano ad individuare le situazioni di disagio presenti nelle classi.
E’ indubbio che, una volta accertati episodi di tal genere, è necessario agire in modo risoluto, accertare le responsabilità, individuare i “bulli”, coinvolgere le famiglie ed attivare le procedure.

POINT OF VIEW OF THE PARENTS OF THE PUPILS INVOLVED:

I genitori di Lorenzo sono stati informati dell’accaduto dal proprio figlio. Sono persone molto collaborative e diplomatiche.Fin da subito sono stati molto attenti nel ribadire che non volevano creare fratture in classe ma solo capire cosa stava accadendo e perché. Hanno perlato con Lorenzo, l’hanno incoraggiato a parlaredell’accaduto, facendolo riflettere su tutta la situazione. L’hanno coinvolto nelle decisioni da prendere. Gli hanno detto che lo capivano, che si sarebbe trovata una soluzione.

POINT OF VIEW OF THE COUNSELLOR IN THE SCHOOL:

Nell’istituto non è presente la figura del counselor, anche se è stato attivato un intervento in classe di uno psicologo, per aiutare gli studenti

POINT OF VIEW OF POLICY MAKERS:

Non è stato necessario nessun intervento dall’esterno.

CONCLUSIVE DEDUCTIONS:

Il fenomeno si è sviluppato in un ambiente che di solito è attivo nella prevenzione del fenomeno del bullismo, soprattutto nelle classi prime dove vi sono alunni provenienti da diverse realtà. Essendo consapevoli di questo, la scuola indirizza prevalentemente i propri sforzi, mirandoli alla scolarizzazione ed inclusione, pur nel rispetto delle diverse personalità.
Quello che ha colpito è il fatto sia che sia successo in una classe seconda, dove si era convinti che tali fenomeni fossero inesistenti, sia che il corpo docente non si sia reso conto di quello che stava succedendo.
Dopo la denuncia da parte di L. i fatti sono venuti a conoscenza delle diverse componenti della scuola per cui il fenomeno è stato affrontato in modo tempestivo e forte.
Si è cercato di capire quanto era accaduto e si è discusso a livello di classe, consiglio di classe ristretto ai docenti ed allargato ai genitori.
Ci si rammarica perché il fenomeno non è stato percepito subito da parte dei docenti e degli studenti coinvolti, ma dopo qualche mese.
Si è soddisfatti perché il caso poi è stato affrontato e superato in modo adeguato.
Fra i genitori vi sono posizioni che si alternano da quelle giustificative a quelle dure e severe.
Il caso ha avuto un certo impatto anche sul resto della popolazione scolastica della scuola, che è stata sensibilizzata e alcuni hanno trovato il coraggio di esprimere in vario modo la propria solidarietà nei confronti di Lorenzo.
L’attività proposta ai ragazzi della classe coinvolta della “cassetta delle prepotenze” è stata girata anche a classi dove si sono verificate delle difficili dinamiche relazionali, al fine di prevenire situazioni di disagio o bullismo.

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